Lungo le rive del Gange (India)

La mitologia hindu narra come all’inizio dei tempi il Gange fosse un fiume celeste: non scorreva sulla Terra ma nel mondo degli Dei. Secondo il mito, il dio Vishnu, misurando con i suoi passi il cosmo, perforò con l’alluce del piede la volta celeste. L’immenso fiume cominciò a precipitare da questo buco sul nostro pianeta. Fu subito evidente che la Terra non avrebbe retto l’impatto spaventoso di quella immensa massa d’acqua. Per questo motivo il dio Shiva, per smorzarne la forza d’urto, decise di ricevere il fiume sulla propria testa, nei capelli raccolti, prima di lasciarlo cadere sulla Terra. E
così facendo la salvò. Per questo Shiva è detto il “Gangadhara” ossia “Colui che regge il Gange”.

Varanasi
Varanasi
Il fiume Gange ha acque limpide nelle regioni dell’Himalaya. Scorrendo attraverso le valli, raccoglie gli scarichi delle città, fino a presentarsi alla città di Vanarasi con acque tra le più sporche e inquinate al mondo.

Per gli hindu, la purezza del sacro fiume è però una qualità spirituale, non bio-chimica: la dea del Gange purifica i vivi che compiono in essa un bagno rituale e offre ai morti il viatico di una buona reincarnazione. Perciò a Varanasi si vedono tanti devoti che fanno abluzioni nel Gange e si fermano poi a pregare sui ghat, le scalinate a gradoni che collegano il fiume ai templi sulla riva.

Varanasi
Varanasi

La città è anche un luogo propizio dove morire: chi spira qui si assicura la liberazione dal ciclo delle rinascite e l’immediato accesso al paradiso hindu.
Il fiume raccoglie, quindi, anche le ceneri e i resti di migliaia di cadaveri che vengono bruciati su grandi pire di legno sulla sua riva.



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